Cosa facciamo
Ricevere un'assistenza spirituale idonea, secondo il proprio credo e le proprie convinzioni, è un diritto dell'uomo
Dare Protezione è un nome delicato fatto di rifugio e attenzione alle proprie e altrui finitezze; quelle del corpo (nei limiti imposti dalla malattia, dalla vecchiaia, dalla morte), quelle della mente e del cuore (fatte d'emozioni che troppo spesso portano a sofferenze che ci impediscono di respirare, di vivere nel pieno di ciò che siamo).
È un'associazione ad ampio raggio, che accoglie senza distinzioni sociali, culturali, religiose. Del resto anche la sofferenza, l'amore e le occasioni benedette, di presenza e di partecipazione piena, che ci vengono incontro in ogni momento, non conoscono differenze di sorta.
Come simbolo un ombrello, solido ma leggero, che ripara senza impedire che la vita passi senza sfiorarci, lascia passare la pioggia, il sole, cosicchè tutto ci possa toccare con profonda leggerezza; non chiusi in una corazza soffocante ma aperti ad incontrare, gioiosamente forti e disponibili ad entrare in contatto con ciò che c'è.
Aprirsi alla vita
L'Associazione Dare Protezione nasce con la benedizione del Lama Tibetano Ghesce Ciampa Ghiatso, monaco buddhista della tradizione del Dalai Lama, dalla personale esperienza dei fondatori, medici, psicologi operatori sanitari e volontari a contatto con pazienti in fase avanzata di malattia, in hospice e in assistenza domiciliare, e dalla motivazione a prendersi cura degli altri, nata dal vivevere nel quotidiano una pratica meditativa fatta di attenzione, riconoscimento e accoglienza di ciò che la vita pone innanzi momento per momento.
Assistenza spirituale e cure mediche: nell'inscindibile unità di corpo e mente-cuore perchè la persona possa vivere, sostenuta fino all'ultimo espiro, nel riconoscimento della sua integrità e dignità oltre lo sfaldamento del corpo, la perdita dei ruoli, la paura, la disperazione, come persona attiva secondo i suoi bisogni, valori, scelte.
Può la meditazione con la sua capacità di entrare in un rapporto intimo con le emozioni aiutare il morente e il personale sanitario, creando interdipendenze virtuose ad accettare e conoscere meglio le proprie emozioni, capire meglio le proprie motivazioni, proporre, insomma una relazione più autentica? Deve e può chi è vicino al malato, così come presta la propria forza fisica negli spostamenti del malato, sapere dare la propria forza mentale o assenza di paura, compassione e amore?
Come?
Con la formazione di volontari in grado di essere attenti a riconoscere i bisogni, in particolare quelli spirituali, del morente e dei loro famigliari. Utilizzando strumenti come la meditazione, per entrare in contatto ad accogliere le proprie e altrui emozioni e paure, capaci di portare un cambiamento. Con l'esplorazione del significato del cambiamento e della perdita attraverso incontri, pubblicazioni, gruppi che possano far emergere non solo il dolore ma anche le risorse personali presenti.
Con l'essere "RETE" per permettere a tutti coloro che vogliono donare se stessi alla vita, di offrire ciò che sono, ovunque sono, nelle forme che vorrà prendere la generosità di ognuno.
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